Car sharing per lavoro i vantaggi

Car sharing per lavoro, i vantaggi della nuova mobilità

Anche in Italia ha preso piede il car sharing per lavoro, un nuovo modo di utilizzare la mobilità su quattro ruote dagli indubbi vantaggi.

Nell’epoca dei social la parola d’ordine sembra essere “condivisione”. Si condividono pensieri, foto, video, idee, privato, pubblico. E allora perché non condividere anche l’auto? E così anche il Belpaese ha abdicato alla nuova filosofia di utilizzo della mobilità che nasce a Zurigo nel lontano 1948. Sembra strano ma è proprio così: la prima organizzazione di car sharing documentata, fu la Selbstfahrergemeinschaft, una cooperativa abitativa di Zurigo. Poi ci provò la Francia nel 1970. Seguirono gli esperimenti olandesi nel 1974, e quelli di Germania, Inghilterra, Svezia, Paesi Bassi, Canada e Stati Uniti fra gli anni 80 e 90. In Italia il Car sharing si affacciò nel 2001 a Milano.

Da allora, il fenomeno è cresciuto e con esso le formule e i servizi su cui viene strutturata l’offerta per rispondere al meglio a una domanda sempre più copiosa, esigente e informata. Ed è proprio a questa “fame” di nuove soluzioni per la mobilità, a decretare il successo immediato del player milanese Car2Go e, successivamente di Enjoy, il servizio di Eni in partnership con Trenitalia e Fiat.

Che cos’è il car sharing?

Il car sharing è un servizio pubblico a pagamento che consente di utilizzare un’automobile in condivisione con altre persone. Attenzione pero: si tratta di un servizio a pagamento. Una sorta di autonoleggio a tempo di un’auto di proprietà di terze parti che può essere utilizzata da più persone. La precisazione è doverosa perché esistono altre formule di condivisione di un’auto come il ride sharing e il car pooling. Il primo permette il trasporto di terzi da parte di un privato con un’automobile di proprietà, con o senza finalità di lucro. Per car pooling, invece, si intende l’uso condiviso di veicoli privati tra due o più persone che devono percorrere uno stesso itinerario, o parte di esso, senza finalità di lucro (un esempio è dato dal BlaBlaCar).

Come funziona il car sharing?

Il car sharing tradizionale prevede un abbonamento annuale e la possibilità di usare l’auto esclusivamente quando se ne ha bisogno. La prenotazione avviene online o per telefono, e l’auto si ritira in un parcheggio convenzionato. Al momento dell’iscrizione al servizio, sono richiesti alcuni documenti come carta di identità, patente e gli estremi della carta di credito o del conto bancario. Una volta iscritto l’utente riceve una smart card, una specie di passepartout che permette di accedere ai veicoli (con Enjoy tutto si realizza tramite app su smartphone).

Quando serve un’auto, l’utente prenota, a scelta, il veicolo che gli serve tramite telefono o Internet, poi si reca parcheggio e apre la vettura appoggiando la propria smart card al parabrezza. Quando ha finito, l’auto si riconsegna allo stesso parcheggio in cui è stata prelevata.

I costi?

Le tariffe, all inclusive, sono calcolate su base oraria e chilometrica. Non ci sono bolli, assicurazioni, tagliandi o manutenzioni da pagare: pensa a tutto l’organizzazione. Il carburante? Anche quello è incluso nelle tariffe. Ovviamente il rifornimento è sempre a cura dell’utente che però lo paga con una apposita carta che trova nell’auto. Altri vantaggi? Parcheggio gratuito su strisce blu, accesso libero a corsie preferenziali e zone a traffico limitato.

Car sharing per lavoro

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Il car sharing è utilizzato per svago, commissioni personali e lavoro. Nel primo trimestre del 2017, i noleggi di Car2go sono aumentati del 23% arrivando a quota 6,2 milioni. In tutto il mondo, il servizio ha raggiunto oltre 2,3 milioni di clienti in 26 città. Fra queste anche città italiane come Roma in cui car sharing è utilizzato principalmente per andare a lavorare (35%). La cosa non sorprende perché, considerato il costo accessibile dell’abbonamento, il car sharing rappresenta un’ottima soluzione per quanti devono percorrere lo stesso tragitto per recarsi sul posto di lavoro. Praticamente, dividendo il costo dell’abbonamento si può viaggiare a costo quasi zero e a impatto zero soprattutto se si scelgono veicoli elettrici.

In più, le imprese che scelgono il car sharing come soluzione di mobilità dei propri dipendenti, aumentano a vista d’occhio. Le flotte aziendali tradizionali, infatti, ormai rappresentano un costo sempre più insostenibile, sempre meno deducili in termini fiscali e sempre più nocive per l’ambiente.

Affidarsi al car sharing per gli spostamenti in azienda, quindi, può essere l’unica strategia vincente anche e soprattutto in una prospettiva futura, quando l’uso delle auto condivise, si spera, diventerà una “sana” e civile abitudine.

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